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Il Maestro Petraroli a Matera

Frequento Matera da svariati anni, avendo amici fraterni che mi hanno dato l’opportunità di conoscere profondamente questa straordinaria terra e la gente lucana. Ho percorso e ripercorso le loro vie, i loro cunicoli, meditando sulla vita dei loro sassi… ascoltando il loro dialetto, respirando i loro profumi, gustando i loro cibi; tutto questo vissuto nelle diverse stagioni: dal torrido caldo al pungente freddo. Dire che Matera è meravigliosa non è abbastanza.


Quando la mia manager mi ha dato notizia dell’elezione di Matera a Capitale della Cultura Europea 2019, la sua gioia, per me, è divenuta letizia, poiché, già pensavo a quante altre persone si sarebbero beate di quelle emozioni. Le bellezze di Matera, che di tutta la Lucania continueranno a dare emozioni a tutti coloro che la visiteranno.

Personalmente, in primis, ho avuto il bisogno impellente di immaginarla come poteva essere stata cento anni prima; il modo in cui è stata situata in queste gravine; chiedendomi perché, se normalmente in altri luoghi si costruiva sui monti, qui invece è stato scavato nelle cavità della terra?

Visitare questo posto è stato un ascoltare la profondità della terra più da vicino, entrare quasi nelle sue viscere; una terra più vicina alle nostre ossa, per rivivere i suoi miti e la sua cultura, fatta di quell’atmosfera attonita e magica, in quei silenzi che assordano; sapendo che proprio lì… in questa alcova, la gente vive, si muove, si ascolta, si ripete. Anch’io ho cercato di udire le parole di questa terra.
Mi sono disteso sulla roccia, appoggiando il mio orecchio sui sassi …. mi sono fatto piovere addosso…. percependo l’umore della terra, il quale, dentro di me, dopo un po’ di tempo, ha fatto emergere reminiscenze di antiche nostalgie, di figurali e di filantropie antropaiche.


Da quel momento, quel luogo è divenuto la mia porta ermetica, per rivivere in simbiosi i posti del mondo che ho visitato. Tutto questo mi ha portato a meditare, a riflettere, a maturare l’idea di scrivere musica … una mattina appena sveglio, la sensazione è divenuta certezza, ormai ero pronto, la musica inondava ogni parte di me; non era musica accademica, bensì, musica più popolare, più intensa, fatta di ritmi incalzanti, con sonorità più sofisticate, di più ampio e rilevante respiro; e da tutto questo ecco: “Fanteim.


Matera per me rappresenta un veicolo interiore, un udire per ascoltarsi; un sunto psichico che mi permette di poter interpretare e visualizzare la fantasia, le apparenti realtà, ma anche le nude verità della stessa vita; in un percorso interiore in cui la musica è soltanto un vestito, una vibrazione compatta, frutto recondito della mia marea interiore.